Ospitiamo volentieri un intervento del nostro tifoso Ugo, padre del giocatore Marco Vandelli. Il pezzo è tratto da “Forza Cesena” House Organ del Cesena Calcio e tratta sia temi calcistici che però riguardano un po’ tutti i tifosi, ma anche un argomento molto ricorrente sui nostri organi di informazione scritti e web, toccando un tasto assai dolente della nostra storia recente ...
“Così come si era già verificato per la trasferta con il Sassuolo, anche la trasferta di Modena è stata vietata dal Prefetto di quella città a causa della forte rivalità tra le opposte tifoserie. In questi casi per chi si reca ugualmente allo stadio, come minimo c’è il rischio di prendere un Daspo (divieto di partecipare a manifestazioni sportive) che può arrivare anche fino a tre anni. Se poi si incappa in un servizio d’ordine particolarmente severo, visto che non vi è uniformità di comportamenti in ambito nazionale e il sistema sanzionatorio è abbastanza cervellotico, si potrebbe essere anche perseguiti penalmente in relazione all’articolo 650 del codice penale (inosservanza dei provvedimenti) per avere violato una disposizione impartita dall’autorità di Pubblica Sicurezza, che in caso di condanna comporta la pena dell’arresto fino a tre mesi ed un’ammenda fino a 360 euro. Questo è il pericolo che deve affrontare un tifoso che tenta o riesce ad assistere ad una partita per la quale la trasferta era preventivamente stata vietata. Dati alla mano, a questo punto, il gioco non vale la candela in considerazione delle norme illogiche che regolano, o meglio non regolano la materia. A questo punto non possiamo non tornare sull’argomento tessera del tifoso. Sulla stessa le opinioni sono molteplici e anche le più disparate. Una su tutte però non può essere disconosciuta, visto che a sancirlo è la Costituzione Italiana, che “ancora” è valida e che prevede: “nessuna discriminazione, ergo schedatura… e facoltà di movimenti dei cittadini su tutto il territorio nazionale”. Cambiando disciplina ma non argomento, abbiamo appreso del nuovo “scandalo” riferito alle partite truccate. 41 indagati nella Federazione Italiana Pallacanestro, per abuso d’ufficio e frode in competizioni sportive, reati commessi all’interno del mondo del basket. Dopo due anni di intercettazioni telefoniche e telematiche è stato scoperto un giro di truffe nella pallacanestro messo in atto da arbitri e commissari sportivi. Nell’inchiesta sono stati coinvolti i vertici del Comitato italiano arbitri (Cia). L’attività di intelligence ha riguardato le stagioni sportive 2007/2008 e 2008/2009, durante le quali sono state condizionate le graduatorie arbitrali, ma anche alcune gare nei campionati di serie A - B - C maschile e A - B femminile, per le quali alcuni presidenti di squadre richiedevano esplicitamente l’invio di giudici di gara “compiacenti”. Le procedure illecite scoperte riguardavano, infatti, anche il sistema delle valutazioni degli arbitri. I vertici del Cia stabilivano prima delle partite i voti da dare ai giudici di gara senza tener conto della prestazione che poi avrebbero effettuato. In questa maniera si penalizzavano gli arbitri non compiacenti con la retrocessione favorendo, invece, quelli che si attenevano alle disposizioni ricevute da chi gestiva il sistema rilevatosi illegale. Ancora una volta ci sentiamo autorizzati ad affermare: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra…”.