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9 DOMANDE + 1 A ... MARIO SANTARELLI

 
 

Un'altra raffica di domande sapientemente preaparate da Pierangelo Arfelli. Questa volta tocca a coach Mario Santarelli, spaziando da argomenti 'familiari' a quelli sul mondo del basket in generale, per finire ovviamente sulla attuale situazione dell'Artusiana.

 

Ciao Mario, sei un grande conoscitore di del nostro sport e a mio giudizio un grande “insegnante” di basket e quindi due chiacchiere possono essere interessanti per vedere “oltre” il basket giocato.

Allora Mario, questo sport è molto presente nella tua famiglia, sia tu che tua moglie avete una vostra storia, ma c’è chi, come tua figlia Francesca, a quanto pare vi sta superando. Attualmente è a Cervia in A2 e si stai mettendo in luce trovando minutaggi e spazio, quanto ti senti responsabile nella sua crescita?

Penso che ci sia nella nostra famiglia una buona cultura sportiva. Le nostre figlie hanno respirato la passione per lo sport e le abbiamo sempre stimolate a migliorare. Direi che sono questi fattori i responsabili  della sua crescita.

 

Ti chiede consigli e nel caso li dispensi in qualità di padre o di coach ?

Si a volte mi chiede consigli e io le rispondo in qualità di coach, mettendo in rilievo anche i valori educativi dello sport. Certo  che come padre sono molto orgoglioso di quello che sta facendo anche se lei sa che il primo obiettivo è un buon rendimento scolastico e sa anche che deve stare molto tranquilla e con i piedi per terra.

 

Ora sei un coach affermato, ma hai anche un passato da giocatore di livello, Quanto pensi che la tua attività agonistica ti abbia aiutato nella tua attuale carriera ?

Al di là del fatto che non mi sento affermato, l'avere giocato mi aiuta molto in quanto numerose cose che vedo in campo ora le ho già vissute. Questo mi consente di gestirle meglio e forse di sbagliare di meno.

 

 

Ora partiamo con le 9 … + 1

 

1)      Sei un istruttore federale e docente nei corsi organizzati dalla Federazione, quindi sei a contatto con quelli saranno i coach del futuro. Dobbiamo essere ottimisti ?                    Certamente sì! I nuovi coach ricevono input da noi veramente legati ad una crescita nella conoscenza del gioco, nella didattica e nella metodologia

 

2)      Hai allenato anche ai piani alti, cosa non va oggi nel basket italiano ? Perché questo calo di interesse e cosa si può fare per rivitalizzarlo ?

La prima cosa che non va è la mancanza di programmazione delle società che sono legate al raggiungimento del risultato immediato e non hanno la pazienza di far lavorare con calma lo staff ed i giocatori. Inoltre questo porta ad un rimescolamento continuo dei roster delle squadre: l'appassionato fatica ad identificarsi in un gruppo che continua ad essere modificato, spesso con giocatori provenienti dall'estero con i quali è molto difficile entrare in sintonia. La soluzione è programmare una crescita solida tra il management e lo staff tecnico.

 

3)      A Forli il basket fa parte del DNA della città ma fatica a riprendere i fasti di un tempo, lo stesso interesse dei tifosi va scemando e non certo per concorrenza con altri sport. E’ solo un problema di soldi ?

No, non è solo un problema di soldi. A Forlì il basket è molto importante, ma viviamo un po' tutti con il mito della serie A di una volta e di grandi giocatori che tutti conosciamo. Sono convinto che se tutti... i nostalgici provassero ad entrare nel palazzetto dei Romiti per le partite di A dilettanti, rimarrebbero molto sorpresi per le qualità tecniche e fisiche dei giocatori. E la passione di una volta forse ritornerebbe: il livello è alto, sia individuale che di squadra e poi è chiaro che se a Forlì arrivassero anche i soldi giusti il salto sarebbe più facile e comunque grande considerazione per il livello di gioco raggiunto dalla Fulgor Libertas.

 

4) Dalle nostre parti faticano a nascere campioni, pochi si affacciano alla massima serie, perché ?

Credo che a livello nazionale la produzione di giocatori di alto livello sia molto meglio di quello che la gente pensi, anche se spesso i nostalgici pensano che una volta si giocasse meglio e che fossero tutti più bravi; ma non è vero. A livello giovanile dobbiamo capire che è indispensabile creare giocatori che sappiano integrare l'aspetto tecnico, con quello fisico e psicologico. Gli allenatori\istruttori devono avere priorità: questo concetto di integrazione è la prima cosa. Naturalmente è anche importante vincere le partite a livello giovanile, perché dà certe sicurezze. In realtà credo che il vero obiettivo sia vincere contro i propri limiti. Questa è la vittoria, ma purtroppo molti di noi non se ne rendono conto. Se si lavora con un concetto di integrazione, tutto viene di conseguenza.

 

5)      Dopo varie esperienze perché l’Artusiana ?

Perché me l'hanno chiesto. Mi è piaciuto ascoltare le proposte della società e ho pensato che avrei potuto puntare agli obiettivi richiesti. Sono stato molto contento di questa scelta perché credo che stiamo condividendo ancora obiettivi comuni, insieme e non solo nei momenti di successo.

 

6) Siamo ormai al giro di boa e classifica dice che qualcosa non ha funzionato, secondo te cosa ?

Non ha funzionato la pressione difensiva e a volte il nostro attacco è stato sterile, ma la cosa che mi ha preoccupato di più è stato l'atteggiamento remissivo e poco intenso.

7)      Qualcuno dice che sei un coach “buono”, di quelli che dialoga con i giocatori senza arrabbiarsi troppo. Cosa rispondi ?

Mi piace parlare con i giocatori e spiegare esattamente quello che voglio e quello che è utile alla squadra. Mi piace condividere con loro tutto questo. Mi piace insegnare a giocare a pallacanestro nei concetti e nelle scelte. Mi piace insegnare la tecnica individuale. Non mi piace quando mi dicono che sono “buono” nel senso negativo del termine perché penso di saper essere comunque “energico e convincente” senza essere maleducato e aggressivo.

 

8)      La società si sta muovendo per cercare di risalire la china, alla ripresa vi saranno nomi nuovi, cosa ti aspetti da loro e cosa ti aspetti dagli altri ?

Non vedo l'ora di cominciare perché la squadra cambierà e certamente ci sarà l'entusiasmo giusto per fare di tutto per riemergere. Mi aspetto che si ricrei rapidamente un gruppo di uomini con obiettivi comuni con una grande passione per il gioco e per crescere insieme.

 

9)  Da queste parti ci si aspetta di avere nel tempo più ragazzi in prima squadra, come vedi in prospettiva questo progetto ?

Sono ottimista perché il settore giovanile è ben organizzato e ben condotto. Alcuni giocatori sono già pronti e noi abbiamo grande fiducia in loro: a volte dispiace se loro non capiscono quanto è stimolante puntare a questi obiettivi. Però finalmente a Forlimpopoli si è creato un gruppo di giovani di qualità che presto arriveranno stabilmente in prima squadra; la società sta lavorando con fiducia in questo progetto e certamente lo staff tecnico ci crede ciecamente. Non credo che Forlimpopoli abbia mai avuto un movimento così forte sia sotto l'aspetto qualitativo che quantitativo. Già ora molti ragazzi del settore giovanile si allenano con la prima squadra e ne aspettiamo altri...

 

+ 1) Cosa vuol fare Santarelli da grande …

E' una buona domanda. Di sicuro non mi sento assolutamente “vecchio”. Mi piace fare quello che faccio perché sono insieme a persone con le quali condivido idee ed obiettivi. Da grande vorrei vedere i ragazzi che stiamo crescendo giocare in prima squadra con grande senso di appartenenza. Vorrei anche vedere quanto basket di alto livello può produrre la nostra zona, il nostro territorio ed essere partecipe di un progetto tecnico ed educativo molto profondo.

Pierangelo Arfelli

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