E sì, è arrivato il momento se veramente questo ‘gruppo’ ne ha ancora voglia di farlo vedere. Giocoforza le prestazioni del campo sono per una società sportiva l’ineluttabile terminale del lavoro svolto dai vari comparti che nel complesso formano la struttura. Qualcuno cerca o addossa ‘colpe’, scindendo quelle dei dirigenti da quelle dei tecnici o dei giocatori. Spesso si buttano lì frasi banali, trite e ritrite nei più variegati ambienti sportivi: la famosa quanto abusata ‘programmazione’ (o nella sua accezione negativa ‘mancanza di...’) è oramai paragonabile al ‘non esistono più le mezze stagioni’ tanto per dirne una, per non parlare poi di quella ‘triennale’ che nasconde pateticamente un più realistico ‘per quest’anno non ce n’è, speriamo nei prossimi!’ Altre volte si va sul personale, adducendo chissà quali oscure manovre nei confronti di amici e parenti che avrebbero potuto cambiare il volto della stagione, ma in questo versante preferisco non addentrarmi per l’amicizia ed il rispetto che porto nei confronti di giocatori con i quali ho condiviso grandi gioie sportive e non solo ed a cui va il mio più sincero ed incondizionato in ‘bocca al lupo’. Non mi va di filosofeggiare oltre, e tornando alla premessa iniziale quello che i giocatori mostrano in campo non è altro che la somma di tante ‘azioni e reazioni’. Cominciando dalle conferme degli sponsor alcuni dei quali in questi momenti hanno forse questioni ben più importanti rispetto all’entità di un rimborso spese richiesto da un giocatore. Per proseguire con l’assemblaggio estivo della squadra condiviso quanto più possibile con lo staff tecnico precedentemente prescelto. C’è poi la gestione ordinaria della stagione per finire inevitabilmente, chiudendo nuovamente il cerchio, sulla valutazione della resa dei singoli elementi. Shakerate il tutto con gli inevitabili infortuni e servite con due olive: se il cocktail non è venuto bene sfido chiunque a questo punto ad estrapolare l’ingrediente che stona maggiormente, ci si tura il naso e si butta giù, sperando la prossima volta di fare meglio, sì ‘sperando’ perchè le certezze assolute in questo mondo le hanno solo gli stupidi, o se preferite solo quelli che si limitano a criticare senza mettersi mai in gioco in prima persona, certi così di non sbagliare mai. Sicuramente una cosa che a questo punto non serve sono le chiacchere inconcludenti e fini a se stesse, è necessario solo ricominciare a vincere, o perlomeno non sbragare ad ogni partita dopo 5 minuti di gioco. Non sto ad ipotizzare calcoli, anche se con 9 partite + 2 dell’orologio e le più dirette contendenti che ancora debbono riposare gli spazi di manovra ipoteticamente ancora esistono. Ci vuole però un ribaltone! Tecnicamente siamo convinti di non meritare l’attuale posizione di classifica per cui l’elettro-shock deve essere soprattutto mentale, devono sparire quelle facce rassegnate ed immusonite viste negli ultimi tempi, si deve reagire, ne va del futuro di tutti! Una retrocessione in queste condizioni è una macchia indelebile che esporrebbe tutti i colpevoli al pubblico ludibrio e vi assicuro che a quel punto poco importa se qualche amico prenderà le difese di quello o dell’altro, quando si sprofonda lo si fa tutti insieme ed il marchio rimane a vita. Se poi la salvezza dovrà passare per le forche caudine dei play-out il fatto di arrivarci comunque con una mentalità ed una consapevolezza diversa rispetto a quella attuale agevolerebbe sicuramente il raggiungimento dell’obbiettivo. Non tutto è ancora irrimediabilmente e definitivamente perduto: l’importante però è cominciare a dimostrarlo sul campo, vincendo con Ozzano che all’andata, per la cronaca, ci asfaltò per 91-70!