Contro Montecchio l’Artusiana gioca l’ultima partita casalinga prevista per la Poule Retrocessione prima di affrontare le due decisive sfide contro Stars e Giardini Margherita. Considerando eccessivamente miracolosa la pur ancor teorica possibilità di agguantare il quint’ultimo posto che garantirebbe la salvezza diretta, solo in casa di spareggio salvezza si farà ritorno al PalaPicci per cercare di evitare sul campo la retrocessione. Ora come ora questo è il nostro scudetto, c’è un obbiettivo ben delineato, a portata di mano, che rientra ampiamente nelle nostra possibilità. Basta avere voglia di stringere i denti in difesa ritrovando convinzione in zona offensiva, se sai come si fa canestro non te lo dimentichi e lo abbiamo visto nelle ultime uscite quando dopo mesi di calvario abbiamo ricominciato a trovare delle efficaci serie dai 6,25. Una volta terminato il campionato ci sarà il tempo di capire, analizzare, criticare. Direi però di non esagerare, non ne vale la pena. Abbiamo già capito molto, meglio cominciare a guardare avanti, costruire invece che distruggere. Certo una stagione del genere può insegnare tanto, e molto dipende inevitabilmente da come andrà a finire. Dal punto di vista strettamente sportivo possiamo parlare con grande ‘diplomazia’ di risultati non certo eclatanti sui quali ne io ne altri dirigenti abbiamo certamente lesinato critiche (ed autocritiche). Ma una salvezza, e ribadisco SUL CAMPO, alla fine della favola potrebbe essere dal punto di vista del divertimento sicuramente più ‘esaltante’ di un’uscita al primo turno dei play-off, in fondo un paio di settimane fa mi appellavo al fatto di provarci almeno fino alla fine di questo ciclo che da un certo punto di vista ha già voltato pagina rispetto a determinati presupposti che il ‘progetto Artusiana’ si era posto. Forse si immaginava all’apice della parabola una collocazione superiore almeno di un gradino a quella attuale , ma strada facendo i limiti strutturali sono diventati sempre più evidenti, vuoi per la ‘crisi’ che comunque ha colpito aziende ed amministrazioni locali, vuoi per aver scoperto durante il percorso che la gestione di una società quasi professionistica è un impegno che non tutti possono permettersi, soprattutto se ci si basa dal punto di vista dirigenziale su un manipolo di persone con molta ‘buona volontà’ ma poco tempo a disposizione. Personalmente ho capito che un impegno costante e di qualità può essere sostenuto solo da una grande passione che deve sorreggerti, sempre più, a mano a mano che aumenta il livello e forse i primi a non essere pronti siamo noi dirigenti, o perlomeno il sottoscritto. Assegnatomi/ci la maggior parte delle responsabilità e tralasciando l’annosa vicenda ‘palazzetto’ non posso non rammaricarmi per lo scarso coinvolgimento delle forze economiche locali che non hanno visto nella nostra squadra di basket un veicolo promozionale che indirettamente potesse tenere alto in un determinato ambito il nome della città. Forse anche in questo caso la colpa è da addebitare alla società che non ha saputo ‘vendere’ questa prospettiva. Sta di fatto che tante piccole realtà locali ci sostengono è vero, manca però l’ appoggio consistente e visibile di grandi realtà autoctone che potrebbero effettivamente far spiccare all’Artusiana quel salto auspicato e sognato qualche anno fa in una serata di maggio.