L’ultima volta che abbiamo fatto visita al Massalombarda il loro giornalino si apriva con l’azzeccatissimo titolo di ‘C’era una volta…’. Una frase che sintetizzava perfettamente la malinconica favola di due ‘reginette’ senza più scettro e diadema, che dopo essersi sfidate in epiche battaglie con in palio promozioni prima in D e poi in C1, si ritrovavano a disputare il derby delle deluse, con i ravennati già condannati alla poule retrocessione mentre noi artusiani fuori dai play-off, conquistati successivamente dopo l’esame di riparazione della seconda fase. Questa volta la situazione è ancora peggiore sicuramente per l’ABF che si ritrova di fatto in ultima posizione con l’unica magra consolazione di condividere la scomoda poltrona assieme ad altre tre formazioni tra cui per l’appunto il Basket Massa 1947, già abituato e mentalizzato però all’idea di dovere lottare per la salvezza e forse per questo avvantaggiato. Ovviamente per entrambe le squadre vale il luogo comune che ‘il campionato è ancora lungo’, anche se giova ricordare che fra soli tre turni siamo già al giro di boa. A parte l’ ‘excursus’ in C1 di Massa, solo sfiorata da Forlimpopoli, la storia recente di queste due formazioni ha viaggiato per certi versi in una sorta di parallelismo spesso riscontrabile anche al di là degli aspetti puramente tecnici. A partire dalle dimensioni molti simili (10/12.000 abitanti) che permettono ad entrambi i paesi di avere comunque una propria identità che proprio attraverso il basket, più che per altri sport, cerca di affermarsi al di là dei confini della cosiddetta ‘provincia’. Passione che affonda le proprie radici in tempi lontani cercando di sopravvivere a mode passeggere e tentazioni di protagonismo. Ed anche qui, pur non conoscendo esattamente la filosofia che negli ultimi tempi guida la dirigenza ravennate, vedo un punto d’incontro comune in questo temporaneo declino che perlomeno per quanto ci riguarda è una ritirata per così dire strategica ed un po’ pilotata. Provare a serrare le fila in attesa di momenti migliori con la speranza di raccogliere qualche frutto dall’albero delle giovanili, attività che mi pare stia molto a cuore anche nella città di San Paolo, curata ed incentivata analogamente a quanto si fa nel paese di Pellegrino Artusi. Certi esperimenti sono però rischiosi e possono anche finire male visto che non è detto che il salto si concluda esattamente dove si era ipotizzato. Se decidi però di non fare follie per accaparrarti un giocatore preferendo investire in una quota d’iscrizione che non rappresenti un grosso peso per le famiglie dei bambini alle prese magari già con altre problematiche economiche, questo è l’inevitabile dazio da pagare. L’alternativa ad un dissennata ricerca a tutti i costi del risultato è la concreta possibilità di una repentina implosione, se non addirittura la scomparsa di un’ attività che sicuramente oltre che sportiva può essere considerata sociale. Per questo motivo per fare certe scelte bisogna avere anche il coraggio di esporsi all’impopolarità di chi, per un motivo o per l’altro, è sempre pronto a saltare sul palco dei ‘sapientoni’ che avrebbero speso i soldi, ipotetici ed altrui, in maniera sicuramente migliore ed avrebbero preso questo o quel giocatore. Come si dice in Romagna? ‘Grazie é c**z!!!’. In questo momento è facile per gli ‘Impavidi criticoni’ contrapporsi ai ‘Capitani Coraggiosi’, ma forse tra qualche anno un bambinetto che in questo momento muove i primi passi potrà continuare a divertirsi nel suo paesello con il gioco più bello del mondo proprio grazie a loro, che non si sono mai illusi di poter vincere lo scudetto.