…non ci sbagliavamo neppure tanto quando, anche con una certa veemenza, contestavamo in tempi non sospetti la mancanza di chiarezza nella gestione delle designazioni arbitrali? Un’ affinità, per la verità non molto sbandierata in quanto da molti ritenuta un difetto, tra la Pallacanestro 2000 Forlimpopoli e l’IDB ancor prima della fusione era sicuramente una certa ritrosità nei confronti del mondo arbitrale che spesso aveva portato entrambe le dirigenze, ai tempi a capo di società indipendenti, ad avviare vere e proprie battaglie nei confronti di assurde ed oscure decisioni arbitrali. Per la verità gli esiti, come spesso accade, furono piuttosto deludenti con la ovvia conseguenza di essere additati come visionari, oltre che accusati di eccessivo vittimismo. Forse oggi possiamo affermare che le nostre congetture non fossero neppure tanto fantasiose, ipotesi sulla quale per la verità pur avendo parecchie certezze non era possibile produrre prove. Ora che li abbiamo beccati con la ‘pistola fumante’ ancora nelle mani, i nostri detrattori si sono improvvisamente ‘fatti nebbia’ e tacciono senza neppure avere il pudore di riconoscere l’evidenza dei fatti. Ci sarebbe piaciuto un po’ di ‘outing’, una netta presa di posizione sul video a disposizione di chiunque lo voglia vedere che sbugiarda eloquentemente quanto scritto e detto dagli arbitri Comito e Mellone, ma a parte qualche sporadica presa di distanza dai due arbitri, sugli altri fronti tutto tace, ognuno con il timore di perdere qualche ridicola poltroncina resta in attesa del pronunciamento ufficiale (ricordo che siamo sempre in attesa dell’eventuale autorizzazione per agire tramite giustizia ordinaria) e solo a quel punto a seconda delle decisone vedranno se scagliare con indignazione la prima pietra o allinearsi a qualche cervellotica giustificazione, che so questa volta si potranno inventare che abbiamo taroccato il video. Per il momento quasi nessuno ha il coraggio di dire la sua a prescindere, il corporativismo nella classe arbitrale è ancora molto forte. Nel frattempo, manco a farlo apposta, la dirompente indagine partita dalla lontana Calabria che vede coinvolti dirigenti arbitrali accusati di aver favorito l’ascesa di taluni fischietti compiacenti rispetto ad altri tecnicamente più preparati ma meno malleabili, ha investito anche l’Emilia-Romagna e sinceramente non ho ben capito se nello specifico anche i nostri campionati. Poco importa, anche se per ora si tratta delle categorie immediatamente superiori difficilmente l’infezione può aver risparmiato la D e la C2 da cui si transita obbligatoriamente prima di passare ai piani superiori. Premesso che personalmente ritengo la pressoché totalità degli arbitri delle ottime persone, appassionate di pallacanestro tanto quanto giocatori tecnici e dirigenti, non altrettanto mi sento di poter affermare nei confronti di chi li dirige. La nostra principale accusa ha sempre riguardato quella che noi ritenevamo l’incapacità di designare oculatamente arbitri in grado di gestire determinati eventi che, pur se nel piccolo della serie D o C richiamavano un considerevole numero di appassionati rendendo l’ambiente a dir poco esplosivo. I derby della Viroli erano sfide che anche arbitri di categoria superiore avrebbero faticato a gestire e, quando vedevo arrivare ragazzini tremolanti sinceramente mi cadevano le braccia. Ora però sembra che una spiegazione ci possa essere: non si trattava di leggerezza o incapacità, ma forse una deliberata strategia che imponeva non la miglior designazione per la partita più importante ma altre considerazioni con ben altri fini. In pratica pare ci siano fondate prove sul fatto che ci fosse una ragnatela di concussioni, a dire il vero si parla di ‘associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva’, che offriva agli arbitri la possibilità di una facile carriera grazie alle benevoli valutazioni di compiacenti commissari oltre che chiaramente alla complicità di alti dirigenti arbitrali. Non è ben chiaro cosa venisse chiesto in cambio, ma pensare a qualche risultato da addomesticare o magari a qualche dispettuccio da consumare nei confronti di quella o questa squadra potrebbe non essere una teoria neppure troppo fantasiosa. Il problema più volte posto sul fatto che il mondo arbitrale e di conseguenza la giustizia sportiva fossero un’impenetrabile ‘casta’ dove nessuno poteva obbiettare nulla, pare sia pericolosamente imploso in se stesso. Chi avesse osato ribellarsi alle decisioni assunte da ‘lor signori’ sarebbe stato sicuramente punito ‘trasversalmente’, conseguenza già ipotizzata da più parti per le nostre rimostranze nei confronti di Comito e Mellone. Un enorme potere concentrato in mano a persone che in pratica senza alcun controllo potevano decidere ciò che volevano ha partorito l’inevitabile ‘mostro’. La risposta alle nostre lamentele innescava sempre la giustificazione che in realtà mancava il materiale umano per cui non era semplice la gestione di campionati dove il tasso tecnico si era rapidamente evoluto. Pur senza interferire in maniera preponderante appariva (ed appare) logico che oltre alle valutazioni dei commissari fossero state richieste e tenute in debita considerazione anche le impressioni ad esempio degli allenatori, ma tale apertura è stata sempre respinta in nome della ‘totale indipendenza’ del mondo arbitrale. Analogamente il concetto di ‘ricorso’ si basa solo ed esclusivamente sulla ritrattazione da parte degli arbitri di quanto asserito in prima battuta (ssseeé!!!). In realtà voci di corridoio di addetti ai lavori del forlivese già negli anni passati non erano molto indulgenti nei confronti del ‘palazzo arbitrale bolognese’, mentre in questa stagione più d’una persona ha confermato che l’attuale gestione non fosse molto gradita a più di un arbitro e, conseguentemente, in molti hanno preferito prendersi un anno sabbatico. Sin troppo facile ora trarre determinate conclusioni, ve le risparmio confidando nel fatto che sicuramente siete tutti abbastanza intelligenti da farvi una vostra opinione. Non so come finiranno eventuali nostre querele o i processi sulle questioni dei commissari arbitrali visto che quando si parla di giustizia in Italia tutto diventa tremendamente complicato, di fatto se parte un’ indagine o se determinate affermazioni contenute nei referti arbitrali vengono smentite in maniera così plateale è chiaro che qualcosa non funziona come dovrebbe e sarebbe auspicabile dopo aver fatto un bell’esame di coscienza estirpare accuratamente il marcio che ci sta attorno e rischia di incancrenire anche il resto. Non so se ciò avverrà, speriamo, di certo quel dogma da sempre sbandierato sul fatto che se gli arbitri sbagliano lo fanno in buona fede ora appare un po’ meno certo. Smentitemi, e sarò il primo a ricredermi ed essere contento.