Si ricomincia, e questa volta a differenza della passata stagione con il dentro-fuori dei play-off ed il rischio per qualcuno di andare già in vacanza ai primi di aprile. Questa forse è l’unico limite di una formula già molto migliorata rispetto a quella della passata stagione, se non altro per il fatto che nei play-off è stato eliminato quell’ignobile 1-0 di partenza che premiava oltremodo la squadra con la miglior classifica. L’allargamento a 24 squadre della C2 ha inevitabilmente creato qualche problema nell’individuazione della formula giusta: troppe squadre per un girone unico ma poche per tirare almeno sino ad inizio maggio dividendole in due raggruppamenti. C’è da prendere atto comunque dell’apertura della Federazione nell’ultima riunione, disponibile ad ascoltare eventuali suggerimenti per migliorare l’attuale regolamentazione. Al momento, scartando l’ipotesi di tornei “fregauntuboanessuno” di consolazione per le perdenti, l’unica accorgimento che potrebbe allungare un po’ il brodo potrebbe essere una fase ad orologio che però, sarà forse per il nome, ogniqualvolta proposta non ha mai riscosso grande successo. Vabbè, per quel che ci riguarda speriamo di guadagnarci sul campo la possibilità di giocare il più a lungo possibile. Si comincia quindi con Tresinaro, sulla carta squadra dalle buone possibilità che però viene data già con la testa in vacanza, appagata del risultato raggiunto e rassegnata al fatto che il salto in C1 è forse un obbiettivo troppo proibitivo. Mai come in questi casi però fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. D’altronde anche noi potremmo presentarci un po’ scarichi all’appuntamento. Un ottima fase di classificazione nonostante il ridimensionamento tecnico legato alla partenza di Savio, una panchina dopo le due stagioni spettacolari di Montuschi affidata con più di un brusio ad un allenatore ritenuto oramai buono solo per le giovanili, la caterva di infortuni più o meno gravi che in pratica hanno fatto sì che la squadra titolare non sia mai stata schierata, un pronostico nei play-off piuttosto chiuso con il vantaggio della bella in casa che aiuterà, eventualmente, solo nel primo turno e, hai visto mai, la preziosa semifinale che potrebbe farci incrociare il Secchia Rapita, l’unica formazione che quest’anno non siamo mai riusciti a battere. Gli alibi per archiviare una stagione comunque positiva “ci sarebbero” tutti, con l’immancabile punto interrogativo del Palasport da utilizzare per la categoria superiore ed un regolamento ancora più restrittivo che da quest’anno impedisce alla prima riserva nazionale, ovvero alla finalista perdente (a quanto pare massimo traguardo raggiungibile dai comuni mortali vista l’ inavvicinabile superiorità del Castiglione Murri), anche solo di mettersi in coda senza un campo omologato almeno nel comune di residenza e come si sa (da tempo) al momento a Forlimpopoli di parquet abbastanza lunghi per la C1 non ce ne sono. Attenzione, ho detto “ci sarebbero”, perché io che un po’ li conosco sono convinto che le scuse di cui sopra non hanno minimamente sfiorato neppure l’anticamera del cervello della maggior parte di quelli che in campo (o in panchina) ci vanno per davvero, e se qualcuno non si adegua c’è chi è in grado velocemente di fargli cambiare idea. La voglia di vincere sempre e comunque e di puntare in alto o ce l’hai o non la compri al supermercato ed io, nei nostri ragazzi, poche volte mi è capitato di non vederla.