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GLI ALBORI E TRE LUOGHI
Da qualche parte bisogna iniziare. Da una data, da un nome, da un luogo. Non è facile anche perché il basket a Forlimpopoli ha radici profonde vecchie e dure. Di nomi ne ricordo tanti, di volti  ne ho visti tanti ma sicuramente se ne scordano altrettanti: Averardo Picci, Corrado Filippi, Luigi Malandri, Romano Ricci, Nello Riguzzi, Luigi Santolini, Domenico Fregnani, Piero Pasini, Giuliano Capacci, Sante Rossi, Luigi Angelini, Giorgio Godoli, Ugo Ravaioli, Alfredo Restelli, Franco Tesoro, Pierangelo Rosetti, Maurizio Solfrizzi, Silvano Dal Seno, Enrico Aldini e decine e decine di altri dirigenti, allenatori, giocatori, tifosi che hanno messo una piccola o grande pietra nel canestro artusiano. Cercheremo di raccontarvi tutto come in una storia, magari insignificante per tanti, ma chi ha vissuto quegli anni sicuramente potrà raccontare un aneddoto, ricordare un fatto oppure un volto. E’ dura, sicuramente durissima ricostruire una storia lunga 40 anni che ha segnato la vita del nostro paese. I luoghi sono forse la cosa più facile da ricordare, ma io ne fisso quattro ben distinti e diversi che disegnano come in un quadro quegli anni: la palestra “Ex Gil” la bomboniera, il terrore delle squadre ospiti. Tutti abbiamo cominciato li; quelle misure da sempre non regolari, quegli spogliatoi angusti e vecchi con due doccie funzionanti in tutto quando andava bene, dove la severa e sempre attenta presenza di Lorenzo Grassi incombeva come un falco. Il “Bar Gigi” sede storica dei tifosi Ancora in perenne conflitto non solo dialettico con il Circolo Acli covo e sede della Libertas altra decisiva e storica bandiera di quegli anni. La divisione politica esisteva ed era ben presente in maniera potente ed è parte di questa storia come lo era, nella società civile, di quegli anni. E infine il Palasport Averardo Picci punto di arrivo ma non approdo finale.

1964
E’ l’anno della morte di Palmiro Togliatti, Gigliola Cinquetti trionfa a San Remo e l’Inter vince lo scudetto; ma è soprattutto la data della prima affiliazione alla Federazione Italiana Pallacanestro e quindi l’inizio ufficiale dei giochi.
A quei tempi le società esistenti in zona erano pochissime e nella vicina Forlì solo la “defunta” Libertas 1946 e l’attuale FulgorLibertas era già presenti e le poche altre di allora oggi non esistono più.
In provincia eravamo la terza società se si esclude Rimini.

IL MAESTRO E IL PROFESSORE
Due nomi segnarono l’inizio della storia il maestro Averardo Picci e il Professor Corrado Filippi. Mi piace ricordarli con le parole di un illustre forlimpopolese probabilmente il più famoso nel campo cestistico Piero “Pighin” “Topone” Pasini che ricorda il Maestro e il Professore:
“….Picci da grande organizzatore quale egli era convoglio’ tutte le forze che il professor Filippi, molto più semplicemente Corrado, cercava di forgiare in palestra. A questi due uomini decine di ragazzi di quegli anni 60 devono moltissimo sia dal punto di vista sportivo che morale…”      
Di Averardo Picci il ricordo è ancora nitido e assolutamente presente. Ne ricordo anche i rimbrotti e le arrabbiature, ma fu lui a cominciare tutto con una nitida personalità rimanendo a capo della Società fino a quando le sue “…coronarie scassate” lui così le definiva, glielo permisero. Ci ha lasciato anni fa ma noi della vecchia guardia lo ricordiamo e i giovani ogni volta che giocano a basket sotto la rocca lo devono principalmente a lui.
Così ne fissa l’immagine Luciano Ruscelli “head coach” della Pallacanestro 2000 Forlimpopoli ricordandone la figura in occasione dei trenta anni della Pallacanestro Forlimpopoli:
“…..i suoi insegnamenti, i suoi sforzi non devono e non possono essere dimenticati; fu il Presidente e uno dei fondatori di questa scuola di vita, subì l’onere di spostare i suoi ragazzi a Forlì per la mancanza di impianti adeguati, ma non mollò. Si battè con forza e vigore per la costruzione del Palasport questo per fare recepire la necessità, non tanto materiale, ma in relazione allo sviluppo sociale che tale avrebbe prodotto per la collettività…”.

IL TOPONE
Non è difficile definirlo il personaggio del basket forlimpopolese. Piero Pasini per i forlimpopolesi “Pighin” Classe 1942, innumerevoli campionati in serie A, B, campionati e coppe vinti nel basket femminile, “zengan” della panchina e grande raccontatore di barzellette. Il più grande si, probabilmente il più grande. Inizia poco più che ventenne a giocare a basket ma ben presto preferisce far correre gli altri e si accomoda in panca. Si capisce subito che ne ha la stoffa. Un peregrinare per cielo e per mare in innumerevoli panchine italiane. Negli anni ottanta diviene di fatto uno dei più grandi allenatori allenando a  Livorno,Vigevano, Brindisi, Treviso, ma è a Vicenza con la femminile Zolu che nella stagione 1982/1983 diviene campione Italiano e trionfa vincendo, nella stagione successiva, addirittura la Coppa dei Campioni battendo il 20 marzo l’Angon Dusseldorf in una storica finale a Treviso.
Nella stagione seguente torna in Romagna portando in A1 la Marr Rimini e diviene “Allenatore dell’anno in A2”. Nella stagione 1985/1986 compie il miracolo portando la Marr all’ottavo posto in A1 miglior risultato di sempre. Nella stagione 1986/1987 è nella sua Forlì in serie A2 con Mark Landsberger e Kevin Restani è una stagione fra luci ed ombre nemmeno lui sfugge alla legge del “nemo profeta in patria”. Se ne va a Reggio Emilia dove nella stagione 1987/1988 porta le Cantine Riunite in serie A1. Nella stagione 1990/1991 accetta la panchina di ritorno a Rimini dove con il giovanissimo trio delle meraviglie Myers, Semprini, Ruggeri, riporta la decaduta Rimini in serie A2. E li rimane anche nella stagione successiva ma, nell’estate 1992 la rottura con la dirigenza Riminese fece scalpore dopo due stagioni molto positive. E ritorna nella stagione 1992/1993 a Forlì dove rimane per una stagione e mezza. Ma è una Forlì che non lo ama. Sono gli anni di Corbelli di Dawkins. Viene esonerato a metà della stagione successiva, se ne va sbattendo la porta. Sarà l’ultima panchina romagnola (almeno per ora). Poi l’avventura a Caserta.
Nella stagione 1998/1999 è in Campania alla Serapide Pozzuoli in Serie A/2 e l’anno successivo ad Avellino. In un periodo in cui accetta più con il cuore e per  l’amicizia che lo lega a questo mondo.  Nel 2000/2001 a Cagliari in B1 e una rapidissima apparizione a Fabriano. Nel 2002 guida addirittura la squadra di Olbia alla conquista dello scudetto Allievi. Nella stagione 2003/2004 è ancora a Brindisi. Ma poi chissà. Ma lui è sempre il Pighin. Scaramantico fino alle ossa capace di uccidere chi gli rompesse….”un flusso positivo”. Spesso nei paesi di provincia le leggende e la verità si confondono perdendosi nel tempo e, sul Topone, si potrebbe scrivere un libro.E' e rimane un grande.

GLI ANNI SETTANTA  I GRANDI DERBY E IL CECCA….
Il Maestro Picci vuole il salto di qualità, capisce che il seme è ben piantato e chiama a se il primo vero direttore sportivo Romano Ricci. E’ la svolta. E arriva con lui una prima vecchia conoscenza del basket locale Silvano Selvi è la stagione 1970/1971. A Forlimpopoli è grande la rivalità con la Libertas. La “bomboniera” di Viale Matteotti diviene il palcoscenico di straordinarie sfide ed è giusto ricordare anche i giocatori dell’altra riva: Angelo “Vignon” Evangelisti, Guglielmo Raggi, Valerio Gagliardi, Franco Dassani, Cristiano Artusi, Fausto Fagnoni, e tanti altri ma soprattutto un giovanissimo Pierangelo Rosetti che ritroveremo più avanti in questa storia. Ma Selvi non soddisfa la dirigenza artusiana e rimane una sola stagione.
Una storica pagina del periodico “ASSIST” ricorda uno degli storici derby Ancora – Libertas con due cronisti d’eccezione: Mauro Bazzocchi e Paolo Bartolini.
Gli anni settanta sono gli anni di uno dei personaggi più amati e stimati degli ultimi trent’anni nel mondo del basket forlivese: Gabriele Ceccaroni. Arriva alla corte di Picci portato da Romani Ricci e subito si impone per la sua umanità e per il suo modo di gestire il parco giocatori. Racconta Ceccaroni di quegli anni ……”Bei tempi quelli si faceva pallacanestro per passione, quella vera perché si giocava spesso e volentieri in campi all’aperto, quasi sempre nel pesarese , con qualsiasi condizione atmosferica. Anche per noi , per due campionati, giocammo al campo all’aperto dell’Istituto Magistrale perché non ci fu concesso di giocare nella “bomboniera” Ex Gil. In quegli anni esistevano due squadre (Libertas e Ancora) e fin dal mio arrivo iniziarono gli incontri fra i dirigenti delle due Società fieramente divisi da opposte fedi politiche e ci vollero due anni per portare finalmente a compimento la fusione. L’anno successivo gli effetti benefici si sentirono subito infatti vincemmo il campionato di promozione imbattuti  (a quei tempi i gironi erano Marche e Romagna) utilizzando praticamente solo ragazzi di Forlimpopoli….” Sotto di lui iniziarono a uscire i primi giocatori che poi negli anni 80 sarebbero stati l’ossatura della società, Sante Rossi, Luigi Angelini, Claudio Campri, e consolidò la generazione “vecchia”, Enrico Aldini, Giuliano Capacci, Mauro Picci, Mario Bassi, Mauro e Maurizio Lolli e tanti altri. Dobbiamo molto a quest’uomo veramente straordinario.

NASCE IL PRIMO SETTORE GIOVANILE.
I giovani erano il vero obbiettivo del Maestro e da subito ragazzi e ragazze forlimpopolesi iniziarono a cercare di capire questo sport. Sul finire degli anni sessanta il settore giovanile inizia ad essere una realtà. Ragazzi e ragazze inziarono a praticare questo sport straordinario.
Voglio ricordare due nomi su tutti che veramente cercarono di insegnare a giocare:
Giuliano Capacci e Giorgio Godoli.  Giuliano Capacci è il tipico centro muscolare tutto grinta e fisico da rambo. Negli anni settanta è con Enrico Aldini il grande intimidatore. Un buono con la faccia da tagliagole. E Giorgio Godoli che in quegli anni, oltre a essere un punto di riferimento importante per il settore giovanile del Maestro Picci, è avviato ad una importantissima carriera nazionale in campo arbitrale. Senza nulla togliere a tutti i volontari che in quegli anni si improvvisarono allenatori, loro furono i primi e sicuramente fra i migliori.
A loro va il merito del più grande risultato acquisito nel settore giovanile Campioni Regionali Minibasket 1972.
Si battè l’Alco Bologna in una infuocata partita a in un pomeriggio di giugno e il Maestro Picci quella volta, qualcuno lo vide veramente felice.  

MA GLI ANNI SETTANTA FURONO FORTISSIMAMENTE “DONNA”.
Era straordinario come in quegli anni lo sport in gonnella avesse attecchito anche sotto la rocca.
Picci credeva profondamente nel basket femminile e, affiancato dallo sponsor appassionatissimo Secondo Lacchini ne lanciò le basi.
Ricorda un nome illustre nel panorama cestistico romagnolo e acutissima penna Ugo Ravaioli allenatore della squadra femminile quegli anni stupendi:
“……..Era la stagione agonistica 1972/1973 e l’Ancora Pallacanestro Forlimpopoli debuttava in promozione. La squadra non era niente male. Il play era Donatella Morgagni, una piccoletta con l’aria da monello. Gli esterni Barbara Rossi e Patrizia Fabbri due che inquadravano con regolarità il canestro. Di lunghe addirittura tre Cristina Colaci, Ornella Raggi e Germana Turroni , Cristina era  la più combattiva, Ornella la più tecnica e Germana la più istintiva. Rincalzi Miriam Bocchini che aveva un tiro alla Nembo Kid e Fanny Morigi, carina da matti ma mica troppo disposta ad inumidire la casacca di sudore……Ricordo che vincemmo il girone alla grande, con una sola sconfitta a Rimini. Quell’anno, in tutta Italia le promozioni in serie B erano soltanto 8. Battemmo Reggio Emilia, poi per colmo di disdetta ci toccò Rovigo. Aveva in squadra la Bordon ex nazionale e, fino alla stagione precedente in forza al Geas Sesto San Giovanni un po’ il Milan del basket femminile. A Rovigo restammo incollati fino a tre minuti dalla fine, poi rompemmo per il quinto fallo di Morgagni. Il ritorno si giocò al campetto delle Magistrali perché la palestrina di Viale Matteotti non era regolamentare. Fu una Waterloo. Ci distrusse soprattutto la pressione psicologica, anche perché mezzo paese era al di là della rete………”
Nella seconda metà degli anni settanta alcuni dirigenti forlivesi e Picci capirono che vi era necessità di creare una nuova punta di diamante nel basket femminile per contrastare la corazzata Faenza che già in quegli anni dettava legge in Romagna nel basket femminile. Forlì e Forlimpopoli trovavano finalmente un’intesa importante. Forlì offriva garanzie economiche importanti e Forlimpopoli entusiasmo un palasport nuovo e una città molto ricettiva.
Si partì dalla serie “C” si sfiorò ben 3 volte la promozione in serie B questo traguardo arrivò.
Dopo due anni di B con innumerevoli tornei nazionali e Campionati nazionali LIbertas la beffa: nell’estate dell’83 tutto finì.
I tecnici di quegli anni furono Franco Tesoro, Luis Laghi, Paolo Balzani, Gabriele Ceccaroni.
Franco Tesoro: “…..proprio qui ho iniziato la mia carriera da allenatore con grande entusiasmo, scoprendo un gruppo di ragazze straordinarie animate da grande passione….E’ stato un anno facile
Perché tutto è stato vissuto all’insegna del divertimento e dell’amore per il basket.

FINITI I SETTANTA VENNE LA GRANDE CRISI. INIZIANO GLI ANNI DI ANTONIO ZOLI
In uno scritto del settembre 1983 il Maestro Averardo Picci descrive le sue paure per l’avvenire della sua creatura ma saluta l’arrivo del nuovo corso:
“Il basket ha rischiato, l’estate scorsa, di venire cancellato dal novero delle attività sportive che si svolgono a Forlimpopoli. All’uomo della strada ciò poteva anche sembrare incomprensibile stante la cospicua attività che la società stava espletando ma a chi seguiva sia pure marginalmente le vicende cestistiche locali, non poteva certo sfuggirgli che le cose non stavano andando per il verso giusto; e ciò da parecchio tempo. Ormai la facciata non riusciva a più a nascondere le carenze molteplici, molteplici e croniche, che si stavano ammucchiando all’interno del sodalizio.
Tutto stava per crollare quando alcuni giovani si sono fatti avanti ed hanno imposto L”ALT” hai liquidatori. La società è stata rilevata rifondata con la primaria missione di riportare il basket forlimpopolese agli alti vertici raggiunti nel recente passato. Hanno bisogno del sostegno di tutti; ecco perché, giorni addietro, quando sono stato avvicinato e invitato a collaborare con il neo presidente Antonio Zoli, affiancato in primis da Mauro e Maurizio Lolli dimenticando per un istante le remore dei sanitari e dei familiari, non ho saputo dire di no alle richieste avanzate pur consapevole della modestia del mio apporto……….”
Fino alla sua morte avvenuta nel 1988 non farà mai mancare la sua presenza anche solo fisica ai ragazzi della sua creatura rimanendo presidente onorario.

ANNI 80 SI RICOMINCIA. ARRIVA RUSCELLI.
Gli anni 80 iniziano di fatto con tanta sordina, in silenzio….I campionati sono stati rivoluzionati la promozione è resa provinciale e finalmente si evitano le lunghissime e pericolosissime trasferte nelle Marche dove vincere negli anni settanta era un’utopia e spesso se si lasciava il campo integri fisicamente si era contenti. In quegli anni si affacciano alla ribalta nuove realtà cestistiche locali come la Alfa Basket Forlì che riuscirà negli anni novanta a raggiungere la serie C per poi sparire e, nel 1982, nasce Il basket 82 Cesena che tuttora milita in serie B2.
Si riparte dal nucleo storico di giocatori Forlimpopolesi che nel frattempo avevano tenuto duro:
Claudio Campri, Raffaele Raggi, Giovanni Lazzarini, Mariani Maurizio, Flavio Faedi, Paride Garavini, Mario Guglielminetti, Tito Guglielminetti, Sante Rossi e Luigi Angelini. E’ l’anno anche del definitivo lancio di un giovane coach LUCIANO RUSCELLI che già nel finire degli ultimi tribolatissimi anni 70 aveva fatto al sua comparsa. A lui in quegli anni viene affiancato un giovanissimo direttore sportivo DAVIDE SPINELLI. Un binomio vincente. Ma non è semplice. Ruscelli si trova a ricominciare da capo ma è bravo a lavorare coi giovani e soprattutto a lanciare ragazzi come Luigi Angelini e di consolidare la crescita di Sante Rossi che avevano avuto, fino a quel momento pochissimo spazio. Riesce l’operazione e in due, tre stagioni riesce nel miracolo.  Tornano a calcare i campi altri storici personaggi Paolo Pizzigatti, Bruno Ricci Mauro e Maurizio Lolli e Enrico Aldini.
Di Enrico Aldini parleremo a lungo negli anni 90 ma se notate le foto il suo volto appare dagli inizi degli anni settanta.
Luciano Ruscelli è un vulcano, (anche oggi non scherza) ama parlare per metafore e chi lo affianca in panchina ha il suo daffare a tenerlo a freno. L’amore per il basket è immenso e irrefrenabile.
E’ persona di carattere e non è simpatico a tutti. O lo ami o lo odi. Le sue frasi celebri riempirebbero degnamente una pubblicazione de “….le formiche”. Ne citiamo una storica: “…attaccare la zona è come andare a fighe se hai troppa fretta di arrivare in fondo alla fine non ci arrivi mai..!”. Cestisticamente parlando è preparato e rivoluzionario. Arriva in due anni a sfiorare la promozione poi nella stagione 1984 – 1985 il suo capolavoro: la promozione in serie D. Così ricorda l’evento lo stesso Ruscelli:

“…..mi ricordo l’estate del 1984 quando Davide Spinelli mi disse: “Resto ad una condizione, dobbiamo provare a vincere il campionato. Te la senti?”. Mi spiazzò completamente anche perché dovevo digerire la cessione di Sante Rossi e Luigi Angelini. Aldini, Lolli Mauro e Maurizio, Pizzigatti, mariani, furono l’ossatura forlimpopolese di quella squadra alla quale si aggiunsero la sorpresa Bocchini, Matteucci, Tassinari,e le due vere star Maurizio Solfrizzi e Pierangelo Rosetti. Ritrovammo Bruno Ricci…..
Di quella stagione ricordo tre momenti fondamentali che corrispondono a tre sconfitte delle quattro subite in tutta la stagione. Faenza, per lo spirito che i ragazzi scoprirono in quella sconfitta. Castrocaro per uno 0 – 0 che equivaleva ad una sconfitta, causata dalla grande partecipazione del nostro pubblico. E Rìmini in casa, una batosta proprio con la nostra avversaria numero 1….”. Così Arturo garofoli del Resto del Carlino scrive:

“ …Scene di giubilo in campo, con tutti gli atleti chiamati ripetutamente a riscuotere applausi e ovazioni, poi tutti per le assonnate vie del paese, con bandiere, trombe ed ogni altro mezzo a rendere partecipi gli sportivi forlimpopolesi ad una festa sportiva, giunta a coronamento di una intensa stagione piena di sacrifici, ma anche colma di soddisfazioni.”
I tabellini di quella gara: ENGEL BASKET FORLIMPOPOLI Bocchini 10, Rosetti 6, Lolli Mauro 5, Mariani 4, Solfrizzi 45, Ricci 2, Tassinari 2, Aldini 2, Matteucci 8, Lolli Maurizio 9 All. Ruscelli.
Dopo quella straordinaria stagione una stagione quella 1985 – 1986 con una salvezza risicata poi, la stagione seguente la retrocessione. La cosa da tenere presente in quegli anni furono sia il ritorno di Angelini e Rossi e anche l’arrivo di un personaggio straordinario Alessandro Gallina dimostrazione che spesso esistono giocatori straordinari anche se poco conosciuti o pubblicizzati.
Luciano Ruscelli lascia la panchina ad un altro protagonista della nostra storia: ENRICO ALDINI ma prima è il momento del BASKET 2000.

E’ SCISSIONE NASCE IL BASKET 2000.
Chiamiamola col suo nome: scissione. Claudio Campri, Raffaele Raggi in primis Mauro e Maurizio Lollì poi decisero di creare una nuova società con l’obbiettivo di fare giocare i forlimpopolesi che non trovavano spazio nella Pallacanestro Forlimpopoli. Una società nuova, volti conosciutissimi che a partire dal 1984 – 1985 iniziarono un’avventura che di fatto portò poi, negli anni successivi, a derby infuocati e a una sana e robusta competizione. Di fatto i forlivesi impattarono pesantemente fra le file del Basket 2000 e per lungo tempo, effettivamente, molti giocatori della Pallacanestro Forlimpopoli si parcheggiarono e svernarono alla corte di Campri. Dedicheremo  giustamente una pagina speciale alla storia di questa società che per 20 anni ha bene interpretato il suo ruolo e che ha concluso la sua storia con una bellissima promozione in serie D.

ANNI 90 NEL SEGNO DI ENRICO ALDINI
Prima di parlare di Aldini è giusto ricordare che in questa stagione la società trasforma anche gli organici dirigenziali. Al posto di Davide Spinelli il presidente Zoli chiama accanto a se nuove forze; e di fatto la società acquista la fisionomia attuale. Entrano in società Claudio Casadei, Tino Monti, Dario Ruffilli e Mauro Bazzocchi  con Luciano Ruscelli.
Le prime notizie Enrico Aldini come allenatore si hanno notizie sin dal 1978 con un campionato di Serie D culminato con una cocente retrocessione.
Classe 1951 talento strappato al calcio è di fatto il prototipo, assieme a Giuliano Capacci, dell’intimidatore d’area. Centro puro che ha nelle ginocchia di vetro il vero punto debole; il suo tiro preferito è quello a tabella ma la sua impronta è devastante soprattutto in difesa. I suoi gomiti sono famosi in tutti i campi. Appende ufficialmente le scarpe al chiodo nella stagione 1986 – 1987
dopo una lunghissima carriera fermata solo dalle solite ginocchia ballerine. Raccoglie il testimone da Ruscelli e si trova a gestire una situazione non facile anzi, difficilissima. La squadra è da rifondare. Della vecchia guardia rimagono Rossi, Primavera, Zanotti, Angelini, Gallina e Spada. Da Cesena arriva Gino Grassi, un giocatore che avrà in Aldini il suo grande mentore e rimarrà legato alla Società artusiana per lunghissimi anni. Aldini predilige i giocatori d’esperienza. Con Grassi in quegli anni diventa fondamentale un cesenate Alessandro Gallina.
Voluto da Ruscelli nella stagione precedente diventa una delle bandiere e soprattutto un giocatore fondamentale negli ingranaggi di tutti i giochi di Aldini. Guardia atipica, senza paura, votato al martirio (a fine carriera non riusciva a ricordarsi un osso o un muscolo non contuso) riesce a giocare in condizioni penose (dovute anche a una vita notturna sfrenata e assolutamente dissoluta). E’ amatissimo dal pubblico e dai compagni e dotato di simpatia irrefrenabile. Nei campionati che seguono Aldini raggiunge sempre i Play – Off.  Addirittura perde tre finali consecutive.
La prima stagione viene eliminato in semifinale dal San Marino allenato da una vecchia conoscenza Franco Tesoro. Ma è nella stagione 1989 – 1990 che compie il capolavoro di quegli anni.
Una squadra che sulla carta non ha molte possibilità composta da: Gino Grassi, Pasini, Zanotti, Montanari, Camprini, Lotti, Gallina, Rossi, Battaglia, Brasina, Ruscelli, e dal mitico Bartolini. Stravince la regular season con 8 punti sulla seconda il Ca’ Ossi dei giovanissimi Pinza e Ghetti e allenata da Lorenzo Lostritto.
E’ probabilmente la finale che è rimasta di più nella memoria dei forlimpopolesi.
Si vince la prima in casa di un punto con canestro finale di Montanari allo scadere. Il Ca’ Ossi impattò la finale in casa.
Tutto si risolse nello strapieno palasport di Via del Tulipano dove dopo due tempi supplementari prevale il Ca’Ossi. Di quella gara è giusto ricordare lo straordinario duello fra Ghetti e Ruscelli ……Ma probabilmente brucia ancora…..
Ancora due finali perse ai Play off contro il Lugo e contro il Barbiano.
Inizia insinuarsi una sorta di paura, le beffe di tre finali consecutive iniziano a pesare….
In soccorso di Aldini arriva probabilmente una delle figure più controverse ma probabilmente più amate a Forlimpopoli: Andrea De Carlo. 
Così ne descrive la figura Lo Zender Hollander di Forlibasket: ”……Difficile decidere se parlare del giocatore o del personaggio. Due parole sul giocatore. Ex promessa del basket locale, con un fisico ancor'oggi ma soprattutto a suo tempo ragguardevole, con indubbie capacità "a giocare a pallacanestro. Catalizzatore di gioco, per andare fino in fondo o innescare i compagni, e giocatore comunque intenso. Il personaggio. Passato da gigolò, idolo di intere generazioni di giovani forlimpopolesi (e si è visto)”..Si talento puro capace in promozione  (ma sino alla C2) di coprire almeno 4 ruoli in campo. Ha nella classica “…chiusura della vena” il tallone d’achille. Rimarrà a Forlimpopoli (con alcune pause) fino alla stagione 2003/2204. Un anno di ambientamento (non sempre facile il suo rapporto con coach Aldini), ma poi nella stagione 1992 – 1993 ha la sua esplosione definitiva. La squadra è completa con Stefano Lolli, Giorgio Ercolani, Gino Grassi, Graziano Greggi, Alberto Colombo, Alessandro Gallina, Andrea De Carlo Luigi Angelini, Rufilli Enrico, Fabio Capacci e un giovanissimo Fabrizio Berto dal Ca’ Ossi Forlì. Aldini è bravo e furbo; innesta e spegne De Carlo nelle giuste dosi. Addirittura in quella stagione a Riccione si arriva quasi alla lite negli spogliatoi. Ma entrambi vogliono vincere e sanno perfettamente che non possono fare a meno l’uno dell’altro. Alla fine è la vittoria e la tanto agognata Serie D arriva; è un giusto riconoscimento a sei anni di lavoro. Ma il rapporto fra Enrico Aldini e la Pallacanestro Forlimpopoli si rompe. Durante l’anno screzi e incomprensioni avevano turbato l’ambiente e Aldini lascia la panchina. La dirigenza decide di dare l’incarico ad un altro forlimpopolese doc: Luigi Angelini

Luigi “Ciala” Angelini è una delle persone più note nel basket artusiano. Giocatore fatto in casa, con poche doti fisiche ma con grandissima determinazione viene lanciato definitivamente a 17 anni da Luciano Ruscelli. Probabilmente il più grande giocatore artusiano ha il punto debole nel carattere difficile e un po’ introverso. Il suo tiro “caricato” con preparazione praticamente dal basso ventre lo rende instoppabile. Una carriera importante che lo porterà a giocare sino alla C alla Alfa Basket Forlì con minutaggi veramente importanti.
Play atipico, spesso sfruttato da guardia, rimane sicuramente uno dei giocatori forlimpopolesi da ipotetica “hall of fame” in compagnia di Sante Rossi e Maurizio “Pioppa” Mariani.
La stagione 1993/1994 è una stagione interlocutoria…La società decide di ridimensionare i costi e decide di affrontare la serie D con i pochi mezzi a disposizione. Fra l’altro un errore nei tesseramenti impone a De Carlo e Stefano Perazzini, punte di diamante di quella squadra, di  giocare solo dopo quattro giornate.
E’ comunque un anno negativo. Vengono rivoluzionati i campionati e pur arrivando penultimi la serie D viene mantenuta. Angelini rimane anche nella stagione 1994/1995 ma dopo l’ennesima sconfitta a Castelguelfo rassegna le dimissioni.
La squadra viene affidata a Luciano Ruscelli: è il clamoroso ritorno. Ruscelli salva la squadra e mantiene la panchina anche la stagione successiva. Ma la stagione 1995-1996 è segnata dall’arrivo di uno dei personaggi più importanti della nostra storia: Silvano Dal Seno.

SILVANO DAL SENO: IL PIU’ GRANDE! CON LUI LA SERIE C2
Signori prego, standing ovation. In oltre 40 anni di basket la palma d’oro per il più grande di tutti i tempi è sicuramente la sua. Silvano Dal Seno, classe 1958 da Cologna Veneta – Verona.
Oltre 600 presenze nella massima serie una vittoria in Coppa Korac a Cantù, una carriera fra Forli, Rimini, Reggio Emilia, e Cantù. Rimane a Forlimpopoli sia come giocatore che come allenatore per otto stagioni legando il suo nome alla nostra società. Un anno con Ruscelli fa buone cose ma la squadra ben costruita non va oltre un ragguardevole ottavo posto. Attorno a lui un buon gruppo di giocatori: Gino Grassi, Nicola Grassi, Andrea De Carlo, e un nugolo di giovanissimi: Gianni Serra, Andrea Ruscelli, Gianni Capacci, Sandro Bonoli, Fabio Capacci.
Attorno a lui coach Ruscelli costruisce un gioco piacevole e vivace ma non va oltre un dignitosissimo ottavo posto.
Ruscelli lascia la panchina e si prepara il più clamoroso dei  ritorni: Enrico Aldini.
Aldini accetta la panchina e inizia a preparare quello che diventerà un biennio straordinario.
A dire la verità nella stagione 1996 / 1997 le cose non vanno benissimo la squadra affidatagli non va oltre la metà classifica si prepara la rivoluzione…..
Aldini, affiancato dal vice Fabio “Bamba” Barucci, rinuncia alle bandiere De Carlo (ma risentiremo parlare di lui) e Gino Grassi. E disegna il capolavoro della sua carriera da allenatore.
Vengono confermati oltre a Dal Seno il giovanissimo Sandro Bonoli. Arrivano dal Ca’ Ossi Riccardo Pinza, Max Ghetti, da Cesena rientra il forlimpopolese Gabriele Raggi, ritorna una vecchia conoscenza Marzio Bartolini. Inoltre arrivano Marco Zecchini, Tommaso Veronica, Nicola Alberani. Completano la rosa Tomidei Enrico, Lotti Marco e Lotti Maurizio. E’ trionfo! Trascinati da Dal Seno la squadra vince il campionato con 25 vittorie e 5 sconfitte. Tutti, ripeto tutti, lasciano il segno.
Per la prima volta Forlimpopoli arriva in Serie C2.
Dal Seno è la bandiera di questa squadra per lui una stagione con oltre 16 punti di media a partita e percentuali da favola. Forlimpopoli conosce la più trionfale season della sua storia.
La stagione successiva addirittura la squadra, sempre guidata da Aldini raggiunge il 6° posto sfiorando i play off per la serie C1. I play-off sfumarono per un maledetto errore. La squadra non si presentò ad una partita con l’ultima in classifica gettando due punti che poi si sarebbero rivelati fondamentali per la classifica. Di quella squadra facevano parte Andrea Assirelli, Fabrizio Berto, Paolo Violini, Dassani Matteo, Ghetti Massimiliano, Riccardo Pinza, Gabriele Raggi, Balzani Matteo, Castellini Enrico, Traisci Terenzio, Ravaioli Matteo, Silvano Dal Seno. E’ storico comunque il sesto posto in classifica: miglior risultato raggiunto nella storia della società.
Nell’estate si consuma l’ennesimo divorzio fra la società e Aldini che viene esonerato…………….
Si chiude nella peggior maniera un rapporto pieno di soddisfazioni ma mai semplice ma che rimane scritto in caratteri assolutamente maiuscoli.
La stagione 1999 – 2000 vede l’arrivo di un giovanissimo ma già esperto tecnico:
STEFANO GALLI. Di scuola Ca’ Ossi ha già vinto il campionato di serie D a Castrocaro e viene scelto dalla dirigenza artusiana sperando di portare aria nuova…..La squadra sembra assolutamente da prima fascia…Arrivano Yuri Bersani, Vespignani e torna De Carlo. Si parte con i presupposti di arrivare ai play – off. Ma è una illusione…La squadra non ingrana Galli fatica a gestire lo spogliatoio e, con il passare delle giornate, si capisce che le cose non vanno bene…Si decide per l’esonero di Galli.
La squadra viene affidata a Silvano Dal Seno con a fianco Donatella Morgagni figura straordinaria che ha sempre prestato la sua opera di assistant sia a Ruscelli che ad Aldini. A Dal Seno il miracolo non riesce. E’ la sua ultima stagione agonistica…ma la squadra retrocede senza reagire fino alla fine. Siamo salvati solo da un ripescaggio che ci permette di disputare ancora la serie C2.
La stagione seguente Silvano accetta la panchina. La società riesce a mettere insieme una squadra che ha l’unico obbiettivo di salvarsi. La rosa è composta da: Fabrizio Berto, Max Ghetti, Andrea De Carlo, Sandro Bonoli, Yuri Bersani, Tommaso Veronica, Sandro Rubino, Alberto Gardelli, Giovanni Righi.
Da Bologna arriva un pivot classe 1962 con un nome altisonante Marco Bergonzoni un passato Virtus. Giocherà solo 6 gare poi di lui non si saprà più nulla. Da Bologna arrivano ancora due personaggi veramente straordinari Lollo Fascetti e Alessio Nicolosi. Lollo è un tipico intimidatore d’area con una fedina penale cestistica lunga un chilometro (giocherà solo a novembre per scontare una lunga squalifica) ma è sicuramente un duro e, affiancato a Deca, dietro, la linea difensiva è veramente tosta. Ma Alessio Nicolosi è veramente uno spettacolo. Probabilmente da inserire in quel ipotetico dream team di sempre. Già nella Fulgor in serie C e con trascorsi in altri team bolognesi non è eccelso da fuori, ma è dotato di una intelligenza tattica straordinaria. E’ il re delle recuperate e soprattutto sa essere sempre al posto giusto al momento giusto.
Ma la stagione è durissima. Alla fine del girone d’andata siamo penultimi con soli sei punti.
Dal Seno rassegna le dimissioni. Vengono respinte. Silvano capisce di avere la fiducia della società e decide di rimanere.   
I vecchi Berto e Ghetti si stringono al loro coach e spronano i compagni. Il girone di ritorno è straordinario con nove vittorie su quindici è una straordinaria salvezza a cui nessuno più credeva. Probabilmente in quella stagione Dal Seno dette il meglio di se come allenatore mettendo in pratica le sue grandi doti di giocatore: abnegazione, lavoro, spirito di squadra e i ragazzi lo seguirono….e ne ebbero grandi benefici.
La storia a volte, nello sport come nella vita, è strana. Nel basket specialmente, come in tutti gli sport di squadra, i nomi sono importanti ma una regola è fondamentale: “I nomi non fanno un gruppo. Un gruppo lo fanno gli uomini”. La stagione 2001/2002 è la prova di questa massima che ritengo sacrosanta. A sentire i tecnici di quegli anni è una sorta di dream team della stagione e, a mio avviso, la squadra più forte della nostra storia. I lunghi: Assirelli Andrea (di ritorno dopo un a stagione a Bertinoro), Sampieri Nicola da Castrocaro a lungo inseguito e finalmente raggiunto, Sandro Bonoli e Filippo Faggi (un due metri giovanissimo da Cesena). Le ali: Bizzo “all around” Berto e il vero colpo dell’estate Alberto “Pomo” Serra un vero stralusso per Forlimpopoli.
Come guardie/play Max Ghetti e Maximiliano Foschi (un secondo lusso) da Cesena. I giovani Gardelli e Serra a completare la rosa. Dal Seno ha a disposizione un vero squadrone che non può mancare il traguardo play-off. Tutto inutile. Il giocattolo è fragile, inizia alla grande ma purtroppo è un fuoco di paglia. Incomprensioni, mugugni e infortuni vari minano la stagione. Non si va oltre una deludente salvezza…..
Dopo ogni stagione deludente la rifondazione è quasi totale. Il team è rivoluzionato rimangono della vecchia guardia Andrea Assirelli e Filippo Faggi arrivano da Ravenna Casciello e Canali; da Bertinoro Andrea Ravaioli e da Forlì Francesco Rava, e torna Yuri Bersani. Con Alessandro Zappi da Lugo (vero bomber con l’allergia alla difesa) e con il play tascabile Andrea Bertocchi si inizia una stagione che si annuncia difficilissima. E’ durissima anche se con due vittorie nelle prime tre partite fanno pensare al miracolo ma non sarà così. Con sei punti in tutto il girone di andata le nubi incombono. Si decide di rinforzare la squadra ingaggiando da Ravenna Alessandro Dardozzi ma soprattutto un super giocatore Federico Manucci in rotta con Castrocaro. Ma la musica non cambia.
A Dal Seno non riesce il miracolo di due anni prima e decide di lasciare. Chiude la sua avventura a Forlimpopoli ma resta il segno di un campione. Il più grande.

E’ GIA’ STORIA MA E’ IL PRESENTE RITORNA LUI: LUCIANO RUSCELLI.
“Solo un matto può andare a Forlimpopoli”…..Si diceva in giro. “Un matto o Ruscelli” risposero i dirigenti artusiani. Si, fu il suo ritorno, a dimostrazione soprattutto di un amore profondo per il basket e per questa società.
A Luciano Ruscelli viene chiesto di salvare il salvabile in una situazione veramente durissima.
Non riesce ma, almeno, si gioca le partite punto a punto con tutti ma è una retrocessione probabilmente annunciata.
Di quella stagione è giusto ricordare oltre a Assirelli “capitano vero” un grande campione Federico Manucci che ha lasciato veramente uno straordinario ricordo soprattutto come professionista e come uomo.

IL PRESENTE
Di fatto la nostra storia finisce qui. E’ l’estate del 2003 il Basket 2000 riesce nella sua massima aspirazione vincere il campionato di promozione. Due squadre a Forlimpopoli in serie D sono una assurdità. E’ fusione. Nasce la Pallacanestro 2000 Forlimpopoli. Il resto è presente.

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