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IDB:LA STORIA
 

Il DNA dell’ “Associazione Sportiva IDB Basket Forlì” è da ricercare senz’altro nei campetti all’aperto di Forlì dove un gruppo di ragazzi, animati da una comune passione alimentata dall’amore per la pallacanestro, si ritrova ogni qualvolta gli impegni scolastici lo permettono per sfidarsi in estenuanti ed interminabili duelli. Nel 1989, anno di fondazione dell’Associazione, dal gruppetto di amici che maggiormente ha cementato amicizia e stima reciproca scocca la scintilla decisiva. Dieci “Irriducibili Del Basket”, slogan da cui nasce il logo “IDB”, decidono quasi per scherzo di iscriversi al campionato UISP. I primi risultati sono sconfortanti ma gli Irriducibili non possono certo mollare e negli anni successivi la squadra continua a fare proseliti, confortata da eccellenti risultati e da un’ immutata passione che in campo dilettantistico sopperisce alle inevitabili carenze tecniche ed economiche. Nel 1994, dopo quattro anni trascorsi partecipando ad una serie di competizioni amatoriali, si tenta il grande salto nel basket “vero” iscrivendosi ad un torneo ufficiale organizzato dalla “Federazione Italiana Pallacanestro”. Il primo campionato è subito un successo con l’immediata promozione dalla “Prima divisione” alla “Promozione”, ma a questo punto, con grande spirito d’umiltà, si capisce che per poter continuare a crescere e tentare un ulteriore salto di categoria è necessario irrobustire la struttura societaria. Fedeli allo spirito “IDB”, che si fregia comunque di rispecchiare un certo “stile” al di fuori di certi luoghi comuni, vengono coinvolti nuovi dirigenti capaci di far maturare in maniera costruttiva tutto l’ambiente. Ancora una volta la scelta si rivela appropriata e dopo un paio di anni in crescendo nel giugno del 2000, al termine di un campionato esaltante e dopo una serie entusiasmante di tiratissimi play-off, arriva l’agognata promozione nel “Campionato Regionale Serie D”. Fra l’incredulità del suo stesso staff l’IDB entra nel basket dei “grandi”, la squadra germogliata nei campetti di periferia si ritrova ad essere la terza società di Forlì, storica piazza cestistica, alle spalle solo di due corazzate quali Fulgor e Libertas. Il 2001 è l’anno della sudata conferma, mentre nel 2002 arriva un brillante sesto posto che accredita il buon lavoro svolto dalla società, dai tecnici e dai giocatori, lasciando ben sperare in prospettiva futura. Come recita un famoso spot se è vero che “l’amore per la terra da solo buoni frutti” il risultato della passione per il basket unito all’amicizia ed alla collaborazione tra gli “Irriducibili”, alcuni dei quali passati nel frattempo“dietro la scrivania”, è sotto gli occhi di tutti. Forse in maniera inconsapevole e magari fortunosa, ma senz’altro con radici sane e creative, totalmente svincolata da movimenti ed associazioni è nata una nuova realtà nell’ambito di uno sport seguitissimo soprattutto fra le nuove generazioni. Ritrovarsi quasi tutte le sere in palestra per accompagnare e seguire con alterni stati d’animo una decina di ragazzi che con i loro tecnici si preparano e giocano per un simbolo che oltre ad essere sulle maglie è anche nel cuore, è motivo oltre che di svago anche di soddisfazione per qualcosa sorto dal nulla che oramai è diventata una realtà rispettata e, sportivamente parlando, anche temuta. Una creatura che ogni giorno si cerca di sviluppare e di migliorare. Il miglior piazzamento di sempre arriva nella stagione che si conclude nel 2003, con uno storico 5° posto che nella stagione successiva, grazie al nuovo regolamento, avrebbe consentito di accedere ai play-off per la promozione in C2. Il salto di categoria avrebbe potuto significare quella svolta capace di dare un nuovo impulso ad un progetto che, considerando le risorse a disposizione, aveva ottenuto risultati che andavano la di là delle più rosee previsioni. Nella stagione successiva invece, nonostante l’allestimento di una squadra sulla carta piuttosto competitiva, le cose presero ben presto una brutta piega tanto che solo all’ultima giornata si scongiurò l’onta dei play-out. Oramai anche la serie D è diventato un campionato dove per poter ambire alle posizioni di vertice è indispensabile disporre di ingenti investimenti oltre che di un organizzazione semiprofessionistica alle spalle. A poco a poco, all’interno della dirigenza IDB, prende sempre più corpo la consapevolezza che il limite è stato raggiunto e, considerando che nessuno ostenta particolari ambizioni personali di protagonismo, si cominciano ad ipotizzare possibili futuri scenari. La stagione 2004/2005 parte con una pesante diffida della FIP che, in maniera sempre più esplicita, minaccia di non omologare per il campionato successivo la mitica Palestra Viroli per la disputa delle partite interne. Tale scenario, unito all’obbiettiva impossibilità di avviare un settore giovanile, favorisce un inimmaginabile avvicinamento ad un paio di società minori forlivesi. Si comincia così a parlare di sinergie per affrontare le problematiche comuni e si abbozza anche qualcosa ma, come spesso accade, le vicende del campionato annacquano un po’ i discorsi tanto più che al termine della stagione gli scenari sono radicalmente cambiati. Dal punto di vista sportivo si archivia ancora un’annata sfortunata con l’obbiettivo play-off sfumato sul più bello. Insomma, il terreno è pronto per quella che oramai non è più storia ma realtà! P.S. Volutamente non viene citato nessun nome di dirigente, giocatore o allenatore. L’IDB è stata una straordinaria avventura per tanti ragazzi che amano il basket e che grazie allo Scudo hanno forse realizzato un loro piccolo sogno. Sicuramente hanno in qualche modo contribuito a creare qualcosa di unico e irripetibile. Raccontando questo storia speriamo, almeno idealmente, di aver espresso gratitudine a tutti, perché l’IDB non è si può identificare in un presidente, in un giocatore o in un allenatore, ma semplicemente in tante persone amanti del basket che negli anni si sono passati un invisibile “testimone” chiamato passione…

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